03/07/2009
Variando Pietro Nenni (“Da oggi siamo tutti più liberi”) il governo ieri ci ha dichiarati tutti più sicuri. Da ieri, siamo tutti più insicuri, più ipocriti e più cattivi. Più insicuri e ipocriti, perché viviamo di rendita sulla fatica umile e spesso umiliata degli altri.
Infermieri e domestiche e badanti di vecchi e bambini, quello che abbiamo di più prezioso (e di prostitute, addette ad altre cure corporali), e lavoratori primatisti di morti bianche, e li chiamiamo delinquenti e li additiamo alla paura.
Ci sono centinaia di migliaia di persone che aspettano la regolarizzazione secondo il capriccio dei decreti flussi, e intanto sul loro lavoro si regge la nostra vita quotidiana, e basta consultare le loro pratiche di questura per saperne tutto, nome cognome luogo di impiego e residenza, nome e indirizzo di chi li impiega.
La legge, vi obietterà qualcuno, vuole colpire gli ingressi, non chi c’è già: non è vero. La legge vuole e può colpire nel mucchio. È una legge incostituzionale, non solo contro la Costituzione italiana, ma contro ogni concezione dei diritti umani, e punisce una condizione di nascita - l’essere straniero - invece che la commissione di un reato. Dichiara reato quella condizione anagrafica. Ci si può sentire più sicuri quando si condanna a spaventarsi e nascondersi una parte così ingente e innocente di nostri coabitanti? Quando persone di nascita straniera temano a presentarsi a un ospedale, a far registrare una nascita, a frequentare un servizio sociale, o anche a rivolgersi, le vittime della tratta, ad associazioni volontarie e istituzionali (forze di polizia comprese) impegnate a offrir loro un sostegno. Quando gli stranieri temano, come avviene già, mi racconta una benemerita visitatrice di carceri, Rita Bernardini, di andare al colloquio con un famigliare detenuto, per paura di essere denunciato? Lo strappo che gli obblighi della legge e i suoi compiaciuti effetti psicologici e propagandistici provoca nella trama della vita quotidiana non farà che accrescere la clandestinità, questa sì lucrosa e criminale, di tutti i rapporti sociali delle persone straniere. È anche una legge razzista?
Si gioca troppo con le parole, mentre i fatti corrono. Le razze non esistono, i razzisti sì. Questa legge prende a pretesto i matrimoni di convenienza per ostacolare fino alla persecuzione i matrimoni misti, ostacola maniacalmente l’unità delle famiglie, fissa per gli stranieri senza permesso di soggiorno una pena pecuniaria grottesca per la sua irrealtà - da 5 a 10 mila euro, e giù risate - e in capo al paradosso si affaccia, come sempre, il carcere. Carcere fino a tre anni per chi affitti una stanza a un irregolare: be’, dovremo vedere grandiose retate. Galera ripristinata - bazzecole, tre anni - a chi oltraggi un pubblico ufficiale: la più tipicamente fascista e arbitraria delle imputazioni. Quanto alle galere per chi non abbia commesso alcun reato, salvo metter piede sul suolo italiano, ora che si chiamano deliziosamente Centri di identificazione e di espulsione, ci si può restare sei mesi! Sei mesi, per aver messo piede.
Delle ronde, si è detto fin troppo: e dopo aver detto tanto, sono tornate tali e quali come nella primitiva ambizione, squadre aperte a ogni futuro, salvo il provvisorio pudore di negar loro non la gagliarda partecipazione di ammiratori del nazismo, ma la divisa e i distintivi.
Tutto questo è successo. Ogni dettaglio di questo furore repressivo è stato sconfessato e accantonato nei mesi scorsi, spesso per impulso di gruppi e personalità della stessa maggioranza, e gli articoli di legge sono stati ripetutamente battuti nello stesso attuale Parlamento introvabile. È bastato aspettare, rimettere insieme tutto, e nelle versioni più oltranziste, imporre il voto di fiducia - una sequela frenetica di voti di fiducia - e trionfare. Un tripudio di cravatte verdi, ministeriali e no, con l’aggiunta di qualche ex fascista berlusconizzato. (Perché non è vero che il berlusconismo si sia andato fascistizzando: è vero che il fascismo si è andato berlusconizzando). La morale politica è chiara. Il governo Berlusconi era già messo sotto dalla Lega (“doganato”: si può dire così? Doganato dalla Lega). Ora un presidente del Consiglio provato da notti bianche e cene domestiche è un mero ratificatore del programma leghista. Ma la Chiesa cattolica, si obietterà, ha ripetuto ancora ieri il suo ripudio scandalizzato del reato di clandestinità e la sua diffidenza per le ronde e in genere lo spirito brutale che anima una tal idea della sicurezza. Appunto. Berlusconi è politicamente ricattabile, ma non da tutti allo stesso modo. Dalla Lega sì, dalle commissioni pontificie no, perlomeno non da quelle che si ricordano che il cristiano è uno straniero.
Un ultimo dettaglio: le carceri. Mai nella storia del nostro Stato si era sfiorato il numero attuale di detenuti: 64 mila. Dormono per terra, da svegli stanno ammucchiati. La legge riempirà a dismisura i loro cubicoli. Gli esperti hanno levato invano la loro voce: “Le carceri scoppiano, c’è da temere il ritorno della violenza, un’estate di rivolte”. Può darsi. Ma non dovrebbe essere lo spauracchio delle rivolte, che non vengono, perché nemmeno di rivolte l’umanità schiacciata delle galere è oggi capace, a far allarmare e vergognare: bensì la domanda su quel loro giacere gli uni sugli altri, stranieri gli uni agli altri. La domanda se questi siano uomini.
„Sofri, Repubblica
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26/06/2009
e un’ape, un trifoglio e un’ape
e sogni ad occhi aperti.
E se saran poche le api
basteranno i sogni „
Emily Dickinson
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23/06/2009
Natural Selections, via The Portfolio Javelin, qui.
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18/06/2009
Donald Duck, the German way.
Three Percent, qui.
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“These tools don’t get socially interesting until they get technologically boring”.
Clay Shirky at TED, on Twitter.
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10/06/2009
Accetto la sfida, anche se probabilmente la “pagherò” di persona. Ma quanto vale la libertà? Un prezzo inestimabile che - chi ha scelto di non essere sul libro paga di nessuno - si è sempre dichiarato disposto a pagare.
Mi iscrivo al PD e m’impegno a darti una mano, se lo vorrai, e a lavorare sodo. Un giorno il presidente Fini mi disse che sono: “inesorabile come il destino”, forse soltanto ora ho compreso le sue parole. Per me lui continuerà ad essere un esempio da seguire, un giusto tra i pochi, un amico il cui coraggio è forse impareggiabile e continuerò a ritenere che la svolta per l’Italia potrebbe derivare da un Kadima italiano in grado di riunire le migliori menti e i cuori più sensibili della destra e della sinistra: un partito nuovo guidato proprio da lui.
Ma al momento sono stanca di attendere il Moshiach. Questo è il momento di combattere soprattutto per ciò che più mi sta a cuore: un’Italia laica, democratica e giusta. Non ho altri posti in cui farlo, se non il PD.
Perchè come bene ha scritto Ceronetti: “La paura, sotterraneamente risentita dopo il nobile, generoso e non generico discorso del Cairo di Obama, è di essere abbandonati dall’America di fronte all’inflessibile procedere dell’islamizzazione europea. E questa sta avvenendo con l’attiva collaborazione della Chiesa cattolica (per motivi bioetici, per orrore dell’avanzata laicista, per inaudito disperato progetto di una futura spartizione religiosa, tra monoteismi, dell’influenza sulle anime umane: cave vaticanum). Ma se l’Europa (singole nazioni o ectoplasma di Strasburgo che potrà addirittura un giorno farsi corpo di sostanza) pensa di contrastare l’islamizzazione appoggiandosi ai partiti di obbedienza tacita o aperta alla Chiesa cattolica, è bene sappia che sono cadute da un pezzo le mura di Vienna e spento il fuoco greco di Lepanto: la cupola di San Pietro nasconde una colonna di sabbia. In-sha-allah… Dagli ultimi due papi viene la consapevolezza che l’Islam è vincente. (Il papa Ratzinger si è arreso subito dopo il pallone-sonda di Ratisbona). Ci sono oscillazioni in questa certezza pessimistica, ma la determinazione politica mi pare segnata dal «salvare il salvabile». Si ripresenta la scelta tragica di Pio XII: meglio Hitler che Stalin. Per Benedetto XVI è: meglio l’Islam che il controllo delle nascite, che una Europa giacobina, che i matrimoni gay, che una sfrenata (siamo appena agli inizi) libertà e rivincita matriarcale delle donne. Se è messa in dubbio la patriarchìa, la Chiesa drizza muri e l’Islam fa guerra.”
Non potrà mai esserci democrazia senza laicità. E non potrà mai esserci libertò, senza laicità. Su questo tema posso anche perdere antiche amicizie, ma non demordo.
In questa fantastica italia - appositamente scritta in minuscolo - dove le veline vengono candidate al posto di parlamentari (e vincono), dove si straparla di meritocrazia ma poi i “prof”, quelli un po’ baroni con la P maiuscola, chiedono trattamenti di favore nei confronti dei figli dei loro amici con tanto di azienda, dove basta chiamare “papi” l’Imperatore per ottenere un servizio da star quando vai a votare, dove c’è chi denuncia stipendi da fame, ma va al mare con la barca, dove i figli delle persone comuni fanno fatica ad uscire dal precariato, dove tutti invocano sicurezza, ma alle forze dell’ordine si impongono tagli, dove il rispetto della persona è persino negato nel fine vita, dove a gran voce si chiedono le “preferenze”, ma poi quasi nessuno le ha esprime, dove tutti si lamentano che le cose vanno male, però circa il 40% delega agli altri il suo destino e non va a votare, dove un principe prende voti perchè sa danzare e un ex musulmano prende voti perchè si è convertito al cattolicesimo… ebbene, in questa fantastica italia - sempre con la “i” minuscola - c’è ancora chi si spende e chi si è speso per un ideale.
Tu sei uno di questi e io non mi tiro indietro.
Ci vediamo al Lingotto il 27, magari un po’ prima per un caffè!
Shalom ve lehit’raot,
Daniela.
Daniela Santus, in risposta a Ivan Scalfarotto.
Quote posted at 03:45
13/05/2009
Link posted at 08:14
The original proposal David Simon sent to HBO for The Wire, qui.
(via 26th Story)
Quote posted at 03:38
08/05/2009
His aim was to be emotionally engaging and to write about boredom while being entertaining and to show the world what it was to be a human being.
In all his work he has shown me this. Which is why he is my favourite, why I love his writing, why I was devastated by his death and why I am unbelievably honoured, excited and privileged to be able to work on this book and to bring this peerless chronicler of modernity to the audience his singular genius deserves.
„This is why I work in publishing, The Penguin blog, qui.
Quote posted at 10:34
Link posted at 06:25
Link posted at 06:24
Link posted at 06:21
